Ven. Set 20th, 2019

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Doping e Musica

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Ciclismo e Doping un algoritmo nel paese delle favole.
Il Paese delle Favole

Il Paese delle Favole

Il Ciclismo, paese delle favole?

Probabilmente, o forse no?
Certamente, leggendo il titolo di questo “Post” vi starete chiedendo:
ma cosa si nasconde dietro questo titolo?
Come è venuto in mente ad @aggynomadi di mettere insieme il doping, la musica, il ciclismo, le favole?
Insomma cos’è sto guazzabuglio?
Volete scoprirlo?
Allora dovrete leggere e rileggere con pazienza. 
L’algoritmo potrebbe essere difficoltoso da comprendere ma probabilmente “per alcuni” semplice da digerire.
Algirdas J. Greimas e Courtés definirono “algoritmo” la prescrizione di un determinato ordine nell’esecuzione di un insieme di istruzioni in vista della soluzione di un problema. La semiotica ha riflettuto sugli algoritmi sia come oggetto di analisi sia come metodo per lo sviluppo di modelli di scientificità.
Fin dagli anni ’60 la semiotica ha riflettuto sugli algoritmi, contribuendo a offrire un punto di vista originale. L’esistenza di un algoritmo non comporta che vi sia un programmatore: ad esempio, il passaggio tra lo stato iniziale e finale di un racconto può essere descritto come una sequenza ordinata di operazioni teleologicamente orientate. In tal modo, un percorso narrativo può essere descritto come l’esecuzione di un programma, ad esso immanente. In modo simile è possibile descrivere algoritmi che ordinano processi sociali e culturali. 
Buona lettura..!

Era un tipo riservato e così se n’è andato, senza clamori nel 2012,

Romano Rossi, detto Panzer

salutato dai vecchi nella chiesa di San Francesco. Ma Romano Rossi, detto Panzer, era un pezzo di storia
modenese
, musicista ma soprattutto autore di numerosi testi per le canzoni dei Nomadi. È scomparso per un ictus a 63 anni.

Plurilaureato (Lettere e Teologia), discreto chitarrista e «una sincera vena poetica», come sottolinea Roberta Olivieri frequentatrice del bar Grand’Italia, che fu laboratorio musicale e artistico fra gli anni Sessanta e Settanta. «Questo lo rendeva un tipo a sé, diverso dagli altri, ma non un outsider come qualcuno potrebbe immaginare». Con altri soci rilevò Radio Centrale, una delle prime radio libere modenesi. «Ma per me resta soprattutto un poeta, con un grande bisogno di comunicare – aggiunge la Olivieri – Era facile trovarlo a mezzanotte sugli scalini del municipio con la chitarra. Era fatto così, fuori dagli schemi».

Panzer scrisse questo testo che vi invito a leggere:
Piter Pan non lotta più ha venduto il suo pugnale,
Capitan Uncino manda Wandy a battere sul viale,
l’isola incantata è già stata allortizzata
e Alice nelle bottiglie cerca le sue meraviglie.
Paperino sta in catena e lavora di gran lena,
Paperina con passione vende baci a Paperone,
Qui, Quo, Qua sono andati via vanno a rischio dell’autonomia
e voi intellettuali ne avete già discusso
a che serve poi menarla con la storia del riflusso.
Don Chichotte non è contento ma lavora in un mulino a vento,
Ali-Babà e i quaranta ladroni hanno già vinto l’elezioni,
Hansel e Gretel hanno fondato una fabbrica di cioccolato
e Alice nelle bottiglie cerca le sue meraviglie.
Gli stivali delle sette leghe pagan bollo e assicurazione,
le scope delle streghe le ha abbattute l’aviazione,
Pollicino è nella CIA gli fan far la microspia
e voi intellettuali ne avete gia discusso
a che serve poi menarla con la storia del riflusso.
Cenerentola ha una Jaguar e un vestito molto fine,
ogni volta che c’è un principe leva scarpe e mutandine,
la matrigna vecchia arpia prende i soldi e li mette via.
E voi intellettuali non ne avete mai discusso
di come me torna l’onda alla fine del riflusso

Beppe Carletti e lo stesso  Panzer composero la musica e così nacque “Il paese delle favole” contenuta in “Ancora una volta con sentimento” decimo album della band italiana Nomadi (pubblicato nel 1982). E poi -non a caso- suonata e pubblicata nel live del 1992 “Ma che film la vita”.


Era un giovane ciclista molto esuberante e senza filtri, sempre pronto a esplodere e così “metaforicamente” se n’è andato nel 2012 tra i clamori della cronaca.

Riccardo Riccò, di Sassuolo in provincia di Modena, non ha mai contato troppo prima di
dire quello che pensa.
Minuto, esile, quasi gracile con doti innegabilmente innate da scalatore. Detto il Cobra. Ciclista di successo fin dalle giovanili, poi passato al professionismo da cui è stato allontanato per doping.
Ora Riccò, in quel di Palm Mar – Tenerife Canarie, è Gelataio e aggiungo con la “G – Maiuscola” (NDR e quindi vuol dire che l’ho assaggiato: è buono) e anche un pò pasticcere: torte, crostate e crepes anche questi non sono per niente male.
Un figlio, avuto da una Ex (Vania Rossi – anch’essa ex ciclista professionista incappata nel Doping), una Moglie. Quest’ultima  è tutt’ora parte fondamentale, pilastro, della vita di Riccardo.
Ma si sà… un ciclista ha sempre una seconda donna, un amante: la sua bicicletta. Così come dietro un grande ciclista c’è sempre una grande donna. Ora Riccardo ha quasi tutto ma probabilmente gli manca il ciclismo. Come ha recentemente dichiarato Melissa, la moglie: Quello che vedete è un Riccardo in equilibrio, ma è solo apparenza. La realtà è che lui è un vulcano in sonno. Sta buono, ma dentro soffre, si rode. Forse troverà pace solo il giorno che si attaccherà di nuovo un numero sulla schiena“.
In sintesi, si può dire che, dal punto di vista dell’energia potenziale gravitazionale: si ha equilibrio stabile quando l’energia potenziale è minima; si ha equilibrio instabile quando l’energia potenziale è massima; si ha equilibrio indifferente quando l’energia potenziale rimane costante.

Riccardo Riccò a fine del 2017 ha rilasciato alcune dichiarazioni. Ho voluto semplicemente estrarne alcune che riporto di seguito e vi invito a leggere:
Nel ciclismo mi considerano un appestato
Un incontro di sette ore in cui ho spiegato i fatti e fatto i nomi. Alla fine ho firmato un contratto – senza data di scadenza – di riservatezza sui contenuti. Ma andare alla Circ non è servito assolutamente a nulla
Ma mi pare che quasi tutti quelli che lottavano con me qualche problemino lo abbiano avuto. Sbaglio? Però per loro è stato usato un altro metodo

Per il doping ha rischiato di morire
Sì, setticemia. Un batterio era finito nella sacca

non ho mai contato troppo prima di dire quello che penso. Ero un giovane molto esuberante e senza filtri, sempre pronto a esplodere. Non ho mai avuto vicino una persona che godesse della mia fiducia, a eccezione di… Ma devo dire che non era neanche facile starmi vicino, aiutarmi.

Appena ho avuto problemi sono spariti tutti. La maggior parte dei manager, i procuratori, pensa solo a far denaro. Mi fanno schifo. Anche sul tema doping ci sono manager che sanno tutto e ti indirizzano dove andare. Nel ciclismo pagano corridore e squadre, io estenderei la responsabilità ai manager e, per i giovani, ai famigliari.
I controlli nel professionismo ci sono, va bene anche se sono convinto che serva un tavolo di lavoro per cambiare la normativa. La legge antidoping non può e non deve essere uguale per tutti, amatori e professionisti.
Poi bisogna investire molto di più sui controlli ai giovani. Lì si che bisogna lavorare duro.
Le squadre Pilatesche. Se ne lavano le mani. Non ti dicono più che ti devi dopare, ma che devi portare risultati. Chiediti come…

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