Ven. Set 20th, 2019

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Cuore di Cobra

4 min read

Cuore di Cobra – Il libro di Riccardo Riccò e Dario Ricci

La Testa di un Cobra – Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=cToAjDzBE8s

Abbiamo voluto attendere a postare. Ed un motivo c’è, lo scoprirete leggenndo queste poche righe.

Certamente ci eravamo già occupati (lo scorso gennaio) di Riccardo Riccò pubblicando “Doping e Musica: il Ciclismo, paese delle favole?“.
Cuore di Cobra – Ed. PIEMME

Per chi non l’avesse ancora fatto vi invitiamo a leggerlo, con pazienza..!

Così come, con pazienza ed attenzione, molti dovrebbero leggere ed eventualmente rileggere “Cuore di Cobra” il libro scritto a 4 mani da Riccardo Riccò e Dario Ricci. Noi lo abbiamo fatto nella versione digitale per Kindle e “ribadiamo” lo abbiamo appunto: letto e riletto.
Perchè insistiamo con questo leggere e rileggere?
Perchè il ciclismo, soprattutto dai diretti interessati, da coloro che ad ogni titolo ci stanno dentro o ci girano attorno ha bisogno di una lettura e, probabilmente, anche più di una rilettura.
Qualcuno, tempo addietro, scrisse “Eravamo giovani ed incoscenti” poi molti altri scrissero, hanno scritto, scrivono e scriveranno, e non saranno gli ultimi Riccardo e Dario con “Cuore di Cobra“.
Certamente queste scritture contribuiscono a formare, giusta o sbagliata che sia, la “storia” del Ciclismo. Soprattutto quella parte di “storia” che molti, “i più”, non vogliono e/o vorrebbero leggere e che consocono ma convenientemente tengono nascosta. E la ripongono come “sporcizia” sotto il tappeto.

Per “i più” c’è altro d’importante da trattare ed un “Cuore di Cobra” si è meritato giusto qualche trafiletto a margine, un servizio tv a tarda notte, qualche commento sui social e poco altro.

Ma, a giusto titolo, insieme a tutti gli altri, si meriterebbe una lettura ed una rilettura e Riccardo, così come molti altri, siamo certi che sarebbero pronti a “contribuire” affinchè il Ciclismo di domani sia un Ciclismo “migliore”.

ça va sans dire

«Racconto il ciclismo, sperando che la verità, che non può cambiare ciò che è stato, possa almeno contribuire a cambiare ciò che sarà».

«Pensate che i grandi che hanno scritto la storia del ciclismo e che sono stati coinvolti a vario titolo in scandali doping fossero diversi dal resto del gruppo? Che fossero migliori o peggiori degli altri?
Credete che, prima di loro, di quegli anni, la situazione fosse diversa, o che possa essere cambiata negli anni successivi? Pensate che si possano fare 200 chilometri al giorno per tre settimane tra sole, gelo, pioggia, vento e neve solo a pane e acqua? Pensate che si possa davvero vincere così, o che ci sarebbe mai una tv disposta ad aspettarti al traguardo in diretta per 7, 8, 10 ore, cioè il tempo fisiologico per un tappone di montagna con 4.500 metri di dislivello? E, una volta arrivati, essere pronti già il mattino dopo a rifare la stessa cosa? Vi siete mai chiesti perché ogni tappa di un grande giro arriva d’abitudine tra le 17 e le 17,30? Perché in quell’orario si deve arrivare, se no “non ci stiamo con il palinsesto, e addio a pubblicità e spot.”
Per farci coraggio, per sopportare quella fatica immane, ci chiamiamo El
Diablo, o il Killer, o il Re Leone. O il Cobra, come me. Per darci forza, perché così ci vogliono le persone che ci aspettano anche per giorni accampati su una curva.


E, allora, come polli d’allevamento, ci alleniamo e ci “curiamo”, qualcuno per vincere, i più semplicemente anche solo per tenere il passo, stare a ruota.


Solo col doping non vinci. Senza doping non vinci. Questa è la regola aurea del gruppo.
Forse avrei dovuto rinunciare a quel soprannome, Cobra, troppo
minaccioso, infido. Roba da far paura agli avversari, ma quasi anche a
me. In fondo, ero soltanto uno del gruppo».

Riccardo Riccò

«Amo il ciclismo più di quanto si possa immaginare e comprendere. Non l’ho mai tradito»,
Nato nel 1983, soprannominato il Cobra, corona il suo amore per il ciclismo con una carriera di successo tra i dilettanti e diventando professionista nel 2006. È considerato il più brillante erede di Pantani quando, nel 2008, si aggiudica due tappe al Giro d’Italia, che conclude al secondo posto dopo Contador, e due tappe al Tour de France. Ma alla partenza della dodicesima tappa, viene fermato perché positivo al cera, l’epo di terza generazione, e subisce una squalifica di due anni. Al rientro firma con la Vacansoleil Pro Cycling, ma nel 2011, al termine di un allenamento, rischia la vita per un’autotrasfusione. L’episodio gli costa una squalifica di dodici anni, fino al 2024.

Dario Ricci

E’ un giornalista sportivo. Come inviato di Radio 24, ha seguito le Olimpiadi di Pechino 2008, Londra 2012, quelle invernali di Torino 2006, gli Europei di calcio di Portogallo 2004, i Mondiali di nuoto di Roma 2009 e i Mondiali di calcio di Sudafrica 2010 e Brasile 2014. Dal 2009 ha ideato e condotto la trasmissione A bordo campo, e dal 2015 è la voce e l’autore di Olympia, miti e verità dello sport, entrambi su Radio 24.

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