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Cibo & Ristorazione cosa sta cambiando?

Foto La Repubblica Milano

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MANGIARE - Come cambia la ristorazione ai tempi del coronavirus? Gli operatori della ristorazione seguono l'unica via possibile: le consegne a domicilio.

In questo difficile periodo a causa del nuovo Coronavirus (Covid-19) vogliamo essere ancora più vicini ai nostri lettori, così come a tutti coloro che, in ogni ordine e grado, si occupano del “mangiare”.

Gli operatori del settore, stanno facendo grandi sforzi per continuare ad erogare i propri servizi, questo perché la sicurezza e la salute di tutti coloro che operano e dei clienti è di primaria importanza per noi.

La filiera è davvero lunga e spesso molto di più del famigerato chilometro zero. Prima di giungere al nostro palato, il cibo compie lunghi percorsi. Tra il produttore ed il consumatore ci sono molteplici passaggi di “mani”, figure professionali, macchine automatizzate, individui che continuano a lavorare anche durante questo periodo emergenziale che tutto il mondo sta attraversando.

Cambia il modo di fruire della ristorazione: si consuma solo a casa.

#iorestoacasa

Anche dopo il DPCM del Governo del 22 Marzo resta consentito il servizio di consegna a domicilio. E’ vero, non molti si fidano e preferiscono attrezzarsi in proprio: lunghe file ai supermercati per fare le provviste e poi a casa si prepara ogni cosa: dal pane, alla pizza, ai più impensabili manicaretti. Per contro, i ristoratori credono fortemente che la consegna di cibo a domicilio, quale boccata d’ossigeno per le proprie economie, possa rappresentare un servizio davvero importante, e addirittura in alcuni casi (ad es. persone anziane impossibilitate ad uscire) essenziale in questo momento di crisi. A tal fine, come dicevamo, i ristoratori si sono adeguati per operare nel rispetto delle misure precauzionali stabilite dal Governo e più in generale applicando tutte le misure igienico sanitarie possibili.

Per evitare contatti durante la consegna, i più noti operatori del settore, hanno messo in atto, prediligendo i pagamenti elettronici, la consegna del cibo mantenendo la distanza interpersonale di almeno un metro e senza contatti diretti tra il fattorino e il cliente. Quest’ultimo, potrà comunicare al rider eventuali richieste particolari, come la consegna al piano o nell’androne del palazzo o la richiesta di appoggiare l’ordine in un preciso punto, affinché lo si possa ritirare a distanza di sicurezza.

La Fipe e ad Assodelivery, associazioni delle aziende di food delivery, hanno redatto, in collaborazione con gli operatori di settore, e inviato ai ristoranti un documento con le linee guida per l’attività di food delivery, con l’obiettivo di ricordare tutte le misure precauzionali e le norme igienico-sanitarie specifiche per le consegne a domicilio.
Tutti i fattorini, dovranno indossare mascherine e guanti ed inoltre si sta pensando ad un supporto economico in caso di eventuale contagio da Covid-19.

Fonte e foto: JustEat e Repubblica Milano

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